E contro gli stessi avvocati che avallano comportamenti abusivi: il dominus che carica il praticante di compiti che non può svolgere, o il legale disciplinarmente sospeso che resta in studio e continua a partecipare alle udienze. Sono questi, secondo la ricognizione effettuata da Italia- Oggi Sette, i comportamenti abusivi più diffusi nell’ambito delle professioni giuridiche ed economico-contabili. Il tutto, mentre alla Camera ha ripreso il suo iter la proposta di legge che inasprisce le pene contro i professionisti abusivi.
Gli avvocati avvocato in spagna
Per quanto riguarda gli avvocati, i comportamenti abusivi riguardano soprattutto gli abogados, ovvero i laureati italiani che seguono la «via spagnola» per diventare avvocati per dribblare l’esame di stato in Italia. I quali, una volta rientrati e iscritti all’elenco degli avvocati stabiliti, devono essere affiancati, nell’esercizio dell’attività forense, da un professionista abilitato a esercitare la professione con il titolo di avvocato. Invece, sempre più ordini rilevano come molti abogados esercitino ugualmente in via esclusiva.Per questo, da ultimo, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bologna, guidato da Giovanni Berti Arnoaldi, ha emanato una circolare per condannare il fenomeno, applicata anche da tutti gli altri ordini dell’Emilia-Romagna. Un fenomeno, quello degli abogados, denunciato anche dal presidente del Coa di Milano, Remo Danovi, che ha rilevato anche altri comportamenti abusivi in cui l’avvocato iscritto regolarmente all’albo facilita l’attività di un’altra persona che invece non può esercitare. «Per esempio, sono frequenti i casi di avvocati sospesi che restano ugualmente in studio e continuano a esercitare e partecipare a udienze», afferma Danovi, «oppure il giovane praticante che viene inviato dal dominus a esercitare una attività che non è consentita: in Corte d’appello o a redigere atti che non potrebbe fare. È un fenomeno che si verifi ca molto spesso, dove il giudice dovrebbe denunciare il reato alla procura della repubblica. Noi, come ordine, continuiamo a esercitare il potere disciplinare nei confronti dell’avvocato che facilita comportamenti abusivi».
I commercialisti
Per i commercialisti, invece, il problema dell’abusivismo riguarda soprattutto coloro che utilizzano il titolo pur non essendone in possesso. Per questo, a livello territoriale sono partite delle campagne di marketing di informazione per i cittadini, avviate dall’Ordine di Milano, da tutti gli ordini della Toscana, da quelli di Bologna e Perugia e dall’Odcec di Roma. Mentre il Cndcec raccoglierà le esperienze locali per avviare una campagna a livello nazionale. «Soprattutto per informare i terzi», spiega il presidente, Gerardo Longobardi, «su cosa fare in caso di incontri con sedicenti commercialisti. La prima cosa è andare sul nostro sito e inserire nome e cognome per verificare l’effettiva appartenenza all’albo.Il nostro obiettivo è delimitare il perimetro di azione ai soggetti che millantano di possedere il nostro titolo. Agiremo anche in giudizio penale per tutelare il buon nome della professione». L’Ordine di Milano, guidato da Alessandro Solidoro, ha intrapreso iniziative penali contro chi si fregia del titolo senza possederlo. «Ãˆ un’attività di tipo repressivo che, ovviamente non possiamo estendere alla totalità dei casi, ma che manifesta in materia chiara e inequivocabile che non intendiamo fare sconti nei confronti di chi non segue le regole, inquina il mercato, fa concorrenza a chi le competenze e il titolo le ha, opera fuori dal nostro sistema regolamentare che tutela il mercato», spiega Solidoro, «poi abbiamo intrapreso un’azione preventiva di comunicazione. Proprio un anno fa abbiamo fatto una campagna pubblicitaria su scala locale per ribadire l’importanza di rivolgersi a un professionista competente e iscritto all’Albo, piuttosto che a un «consulente qualunque »».
Anche l’Odcec di Monza e Brianza ha intrapreso azioni di marketing associativo per comunicare ai terzi quali sono i veri commercialisti sul territorio. «Non avendo attività riservate e prerogative», spiega il presidente, Gilberto Gelosa, «Ã¨ difficile incidere a livello di autorità giudiziaria, per cui abbiamo spostato l’asse di azione sul marketing e sulla conoscenza informativa per arginare il fenomeno». I consulenti del lavoro. Più «semplice» individuare i fenomeni di abusivismo professionale per i consulenti del lavoro, «protetti» da ultimo dalla sentenza n. 103/2015 del Consiglio di stato, che ha ribadito le attività riservate ai professionisti iscritti all’ordine in base alla legge istitutiva della professione.
Per questo, il messaggio di fine anno lanciato all’assemblea nazionale dei consigli provinciali dalla presidente dell’ordine nazionale, Marina Calderone, è stato proprio quello di «intensifi care l’azione di vigilanza e alzare la guardia sui fenomeni legati all’abusivismo professionale». Soprattutto «sulle attività di Centri di elaborazione dati (Ced) e dei Centri di assistenza fi scale (Caf)».
«La lotta all’abusivismo professionale è una priorità per l’intera categoria. Non c’è tolleranza», ha ribadito Calderone, «per chi consuma il reato di esercizio abusivo della professione. L’attività di vigilanza sarà intensifi ata sia a livello territoriale, attraverso l’ausilio dei Consigli Provinciali dell’Ordine, sia a livello nazionale, tramite l’intervento del ministero del lavoro». Infine, il Cno ha predisposto una guida informativa, comprensiva di Faq, in cui viene illustrato come prevenire l’abusivismo professionale e quali procedure regolamentari seguire nel rispetto del codice deontologico.
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