Il 2016 è stato l''anno della maturità per gli investimenti ICT realizzati dagli studi professionali italiani: non solo la spesa complessiva in tecnologie di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro cresce del 2,5%, toccando quota 1,142 milioni di euro nel 2016, ma in molti studi professionali diventa ormai leva strategica per migliorare l'organizzazione e il posizionamento sul mercato. Da qui i numerosi progetti innovativi per migliorare l'efficienza e – nei casi più avanzati - le relazioni con i clienti e la capacità di fornire servizi.
La spesa media in tecnologie informatiche nel 2016 per studio si assesta sui 9 mila euro con un’incidenza pari al 16% dei costi complessivi sostenuti. L'investimento in ICT è pari in media a 8.700 euro sia per i commercialisti sia per i consulenti del lavoro, mentre gli studi legali spendono meno, in media 4.600 euro, e gli studi multidisciplinari molto di più, 16.400 euro. Oltre metà degli studi che ha investito in tecnologia in questi anni giudica significativi i benefici ottenuti (il 33% nota un miglioramento della produttività individuale, il 18% migliore capacità di offrire servizi o ampliare la clientela): una percentuale importante, ma resta un 35% che ritiene ancora modesti o indifferenti questi impatti.
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata a Milano al convegno “Professionista X.0 … a ciascuno il suo!”
Le tecnologie quindi sono sempre più un valido alleato per lo sviluppo degli studi professionali e molte categorie professionali l’hanno capito. «Un aumento che non sembra altissimo, ma che si mostra in linea con le statistiche nazionali, quelle che coinvolgono le imprese, in cui l'investimento globale in Ict sale fra l'1 e il 3%», secondo Claudio Rorato, direttore dell' Osservatorio, e la ricercatrice Elisa Santorsola sottolineando che fra le varie categorie professionali, ma anche fra i diversi studi, non ci sarà mai un' omogeneità di situazioni, vista l' importante segmentazione da cui è caratterizzato il mercato italiano. «Guardando al mercato totale possiamo dire che le professioni sono ancora un po' in ritardo, ma stanno facendo uno sforzo importante per cambiare pelle», ha aggiunto Rorato.
Il cambiamento di marcia c'è stato, la tecnologia ha trasformato le professioni e nessuno può più farne a meno. C”è chi ammette di essere stato tra i più arretrati per oltre un decennio (come gli avvocati) e chi invece dice di aver cominciato ad «informatizzarsi›› già oltre 15 anni fa (come i notai), chi parla di una crescita tecnologia costante all'interno della propria categoria (come i consulenti del lavoro) e chi sta facendo di tutto per capire dove andrà il futuro della propria categoria professionale (come i commercialisti).
Il sito web, i social e il cloud
Tra le tecnologie di maggiore interesse per il futuro spicca il sito web, che segna il desiderio degli studi di comunicare di più e meglio con la clientela servita e potenziale. Ma ben il 36% ha già adottato il cloud computing per tutti o una parte dei processi lavorativi. E uno studio su quattro utilizza i dati che transitano per fornire nuovi contenuti alla clientela. Mentre è boom di utilizzo per i social network, con un incremento di quasi 20 punti percentuali in un anno. Per l’immediato futuro, le principali tecnologie oggetto di interesse sono: sito web (38%), gestione elettronica documentale e conservazione digitale a norma (entrambe al 36%), firma grafometrica (33%), portali per la condivisione di documenti e attività (30%). Sono tecnologie ormai pervasivela firma elettronica, presente nel 91% degli studi professionali, le banche dati digitali (presenti nel 72%), la fatturazione elettronica (55%). Il 40% adotta software per le videochiamate 40%e il 33% l'e-learning. Ancora poco conosciute,invece,le tecnologie per il workflow (Non so che cos'è, risponde il 20% del campione), il CRM (non lo conosce il 18%) e le Applicazioni di business intelligence (le ignora il 16%).Ma vediamo nello specifico di ogni professione, cosa sta cambiando. «In realtà , più che di cambiamento possiamo parlare di una costante crescita in atto ormai da anni. Intanto, perché un consulente del lavoro «disconnesso›› avrebbe serie difficoltà a svolgere la professione. E poi, perché sempre di più gli adempimenti saranno automatizzati e a fare la differenza sarà la consulenza altamente specialistica in materia di lavoro››, dichiara Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro specificando che sicuramente l”utilizzo dei nuovi software è il terreno più battuto.
Per gli avvocati invece solo gli ultimi due-tre anni sono stati caratterizzati da un forte sviluppo tecnologico dovuto soprattutto alla nascita del processo telematico civile e amministrativo. Parlando però della digitalizzazione dei singoli studi legali «Ã¨ difficile fare un discorso generale, perché gli avvocati sono tantissimi e anche dal punto di vista reddituale ci sono differenze enormi», fa notare il consigliere del Cnf Carlo Allorio, spiegando che l”investimento degli avvocati in tecnologia «in media, è sempre stato più basso rispetto alle altre categorie professionali e penso che lo rimarrà almeno fino a quando una buona metà di avvocati non riuscirà ad avere livello di reddito paragonabile a quello delle altre professioni».
Le relazioni tra i commercialisti e la loro clientela stanno invece viaggiando sempre più velocemente sui nuovi canali tecnologici. «Si investe sicuramente sul cloud computing, sulle aree riservate dei siti e sul trasferimento dei dati in via telematica››, spiega Maurizio Grosso, consigliere del Cndcec con delega alla Innovazione Tecnologica, sottolineando che all'interno degli studi commerciali «lavorano persone molto diverse rispetto a 20 anni fa, prima digitavano e copiavano dei dati con una specie di macchina da scrivere ora i commercialisti e i loro collaboratori devono necessariamente conoscere strumenti diversi come firme digitali, Pec e quant'altro... ecco perché la formazione continua diventa sempre più fondamentale», ha aggiunto.
Per quanto riguarda il notariato, il percorso di innovazione parte da lontano: nel 2001 è stato introdotto il modello unico Informatico, che ha abilitato tutti i notai a registrare i propri atti per via telematica, e nel 2012 si è completato il processo di informatizzazione delle procedure di pubblicità immobiliare. Tutti i notai infatti lavorano collegati in rete tra loro e con la Pubblica Amministrazione. «Paperless è ormai la parola chiave che caratterizza l'attività degli studi notarili con l”obiettivo di ridurre tempi e costi di gestione delle pratiche. Il cittadino riceve tutti i servizi necessari da un unico professionista, il notaio», ricorda Dario Restuccia, presidente Federnotai Lombardia sottolineando che per una compravendita, le visure ipotecarie e catastali vengono effettuate on-line tramite collegamento all'Agenzia dell'Entrate, che l°atto notarile stesso può essere rogato in modo informatico e che l'adempimento viene inviato per la registrazione, trascrizione e voltura in via informatica anche in un giorno solo; idem per la costituzione di una società .

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